1. Storia

DECRETO DI ISTITUZIONE DELLA PARROCCHIA

 

STORIA DI MALPASSO

TRATTA DALL’OPUSCOLO:

M.CILLUFFO – E.DI GIUSEPPE, “Parrocchia San Giuseppe in Malpasso“. Nascita di una comunità, Malpasso 2011.

PREMESSA

            Questo piccolo opuscolo nasce dalla richiesta del nostro parroco, don Giuseppe La Franca, di ricostruire, sulla base di altre pubblicazioni e della testimonianza viva degli abitanti della borgata, la storia della nostra piccola frazione, spesso dimenticata: Malpasso.

Ci siamo messi subito al lavoro, nonostante i mille impegni, ed alla fine, grazie alla collaborazione di tanti, siamo riusciti, in occasione del X Anniversario della Dedicazione della nostra chiesa parrocchiale, a pubblicare questo piccolo libricino col quale vogliamo contribuire a mantenere viva, non solo la nostra storia e le nostre tradizioni, ma l’identità stessa della borgata.

Anche se non vuole avere la pretesa di un lavoro scientifico, questa breve storia di Malpasso vuole aiutare a riscoprire, anche attraverso le immagini, le belle testimonianze che i nostri sacerdoti ci hanno lasciato, e la gratitudine che dobbiamo loro per essere sempre stati attenti alle necessità degli abitanti della borgata, contribuendo ciascuno a modo suo, con i propri carismi, a creare comunione e a riscoprire quei valori cristiani che ci aiutano a vivere in pienezza la nostra vita.

 

                                               Maria Cilluffo

                                                                                                                                                Enzo Di Giuseppe

 

 

CAPITOLO I

 

 

ORIGINE DELLA BORGATA

 

 

 

MALPASSO è una piccola borgata che si affaccia in quella che, anticamente, si diceva la Conca d’Oro.

Secondo una prima tradizione, il nome della borgata (in siciliano  MALUPASSU cioè cattivo-passo), ha origine quando ancora la zona su cui sorge l’attuale comunità, insieme a quella di Ciambra, era denominata “Malpasso”1, a causa dei frequenti allagamenti e interramenti che si verificavano nella trazzera Palermo–Parco, per l’acqua piovana (quindi “Malupassu” perché in quel tratto di strada si impantanavano continuamente i carri).

Un’altra tradizione (meno accreditata e in contraddizione con le testimonianze storiche), vuole che l’origine del nome Malpasso risalga alla fine dell’Ottocento (già esisteva il territorio di Malpasso, come detto sopra), quando, nei pressi dell’attuale strada provinciale, dopo la salita del ponte della Grazia andando verso Palermo, a un centinaio di metri, a sinistra dal bivio che porta all’olio di Lino2 vi era un grande albero di ulivo chiamato “Alivu latru”, in questo tronco di ulivo, gigantesco, c’era un incavo, dove si nascondevano (siamo nel periodo del fenomeno del  brigantaggio nel meridione d’Italia), dei briganti che derubavano la gente di  passaggio.

Oggi, Malpasso è un agglomerato di case che si estende lungo la strada che da Palermo porta verso Altofonte (SP 5) e insiste per il 40% sul comune di Monreale e per la rimanente parte sul comune di Palermo.

L’attuale strada su cui si erge la borgata era un tratto delle tante “trazzere” costruite dal Marchese Ugo delle Favare, luogo-tenente in Sicilia di Ferdinando di Borbone, tra la fine del 1700 e i primi dell’800. La trazzera, di cui fa parte quella su cui sorge la borgata, era  quella che da Palermo porta al «Parco ad Planam Graecorum et Corileonum», come si legge nel cippo di Piazza Indipendenza a circa 100 m da Porta Nuova. Questa trazzera larga generalmente “18 canne” (36 m) partendo da Piazza Indipendenza, attraversava i Pagliarelli e il ponte della Grazia e giunta a Mollo si attaccava alla via che dalla Guadagna arrivava a Villagrazia, continuando sino al “Casino Arabo” attraverso una viuzza che ha inizio ai piedi della forte salita di Malpasso.

Tornando alla trazzera, questa continuando dopo Malpasso presso i “Casalini”, saliva verso la montagna continuando alla volta di Parco e Piana. Ora la delimitazione dei confini dei comuni di Palermo e Monreale fu costituita proprio da questa trazzera: a monte Palermo a valle Monreale. Il caseggiato di Malpasso nacque ai due lati della trazzera (trasformata intorno al 1867 in rotabile).

Da questa divisione, deriva un altro aneddoto, secondo cui, la borgata veniva paragonata alla Corea del 38° parallelo,  per cui la gente, scherzosamente si era dato il sopranome de“I Coreani” e questo sopranome tuttora si sente come un’appartenenza degli stessi.

La borgata di Malpasso è composta, attualmente, da poco più di circa duecentocinquanta famiglie per un totale di circa 800 abitanti. L’appartenenza religiosa della borgata, è all’Arcidiocesi di Monreale.

Anticamente, la cura pastorale degli abitanti era affidata alla parrocchia di S.Maria La Reale dei PP. Agostiniani di Rocca. Come luogo di culto veniva adibita una chiesetta rurale ubicata in un fondo privato (con molta probabilità, secondo diverse testimonianze, si tratta di una stanza della torre di Baglio Musso, adibita a Cappella).

In una lettera, del 21 gennaio 1883, don Salvatore Palazzolo, cappellano di Ciambra e Malpasso, scriveva all’Arcivescovo di Monreale mons. Giuseppe Papardi esprimendo i sentimenti della gente del luogo che si lamentava di essere “stati malamente assistiti, negli estremi bisogni spirituali” e chiedeva la presenza di un sacerdote, che abitasse

in mezzo a loro per guidarli “sul retto sentiero della vita cristiana”, si prestasse “nella celebrazione dei divini misteri e dei sacramenti”.

Nel 1943 don Bruno Di Bella, originario di Mezzojuso, viene mandato a Villa Ciambra, come  parroco. Non esistendo una chiesa nella borgata di Malpasso, gli abitanti, si recavano per la S.Messa e per tutti i sacramenti nella Parrocchia di Villa Ciambra.

Anche se la distanza è relativamente breve fra le due borgate (circa mezzo chilometro), le persone anziane e tanti altri, a motivo delle dimensioni ridotte della chiesetta di Villa Ciambra (per cui tante volte si rimaneva in piedi durante le celebrazioni sovraffollate), chiesero a don Bruno di parlare col Vescovo per provvedere all’istituzione di una Parrocchia, anche per Malpasso.  Così avvenne attraverso una richiesta fatta a mezzo di lettera il 2 maggio 1952 all’Arcivescovo, Mons. Francesco Carpino.

Per edificare la chiesa, il Vescovo, chiese a don Bruno di trovare i fondi per acquistare un appezzamento di terreno.

Don Bruno si interessò, allora, all’acquisto del terreno. I soldi furono reperiti da un lascito di  un benefattore, Ignazio Di Cara, il quale, diede un appezzamento di terreno, di sua proprietà, alla chiesa di Villa Ciambra. Dalla vendita di tale bene immobile, da cui si ricavarono dodici milioni,  don Bruno spese quattro milioni e mezzo per il rifacimento dell’altare della Chiesa di Villa Ciambra, mezzo milione per celebrare S. Messa perpetua in suffragio dell’anima del benefattore Ignazio Di Cara, i rimanenti sette milioni per l’acquisto di un primo appezzamento di terreno per la costruzione della chiesa di Malpasso. Il terreno era di proprietà  del Sig. Salvatore  Levantino.

In un secondo momento, nel 1982, vi fu l’acquisto di un altro piccolissimo appezzamento (di proprietà della Sig. Maddalena Cammuca), con il Parroco don Filippo Caiola, che permetteva dalla strada provinciale l’accesso al terreno acquistato prima.  L’acquisto fu finanziato dalla generosità degli abitanti della borgata.

Essendoci il terreno, finalmente, il 25 gennaio 1968, in Malpasso, viene eretta, da S.E. Mons. Corrado Mingo la Parrocchia dedicata al Patrono della Chiesa Universale: S. Giuseppe.

Il motivo per cui la Chiesa fu intitolata a San Giuseppe è frutto della richiesta dei fedeli della borgata, perchè, in occasione, della missione popolare dei PP.Passionisti (17-24 Gennaio 1965), la comunità fu visitata dal simulacro della Madonna di Romitello; non essendoci una chiesa, le celebrazioni Eucaristiche erano tenute all’interno della Falegnameria di proprietà del Sig. Gaspare Burgio, per cui essendo San Giuseppe patrono dei falegnami, si decise di sceglierlo come santo protettore della comunità parrocchiale nascente.

Alla parrocchia, per i primi tre anni, non viene assegnato un parroco, tanto che le celebrazioni domenicali erano garantite a turno dai canonici della Cattedrale.

Inoltre, dopo l’istituzione canonica della parrocchia, la chiesa non era ancora stata edificata e si continuò a celebrare nelle case, così che la gente potè sperimentare la gioia delle Domus Ecclesiae delle prime comunità cristiane.

Nel 1971 S.E. Mons. Corrado Mingo assegna la guida della Parrocchia a don Francesco Miccichè (oggi Vescovo di Trapani) giovane, intelligente e rispettato sacerdote.

Dopo la nomina di don Francesco, per altri quattro anni, la S.Messa, mancando la chiesa, si dovette continuare a celebrare nelle case dei parrocchiani e principalmente nella suddetta falegnameria dei Burgio, in  vicolo Calvaruso, dalla signora Angelina Cappello (centenaria), dalla Sig.Nunzia Gambino, dalla Sig. Lucrezia Tusa-Di Fulgo e dalla Signora Teresa La Versa-D’Angelo.

Nel 1975 don Miccichè, è riuscito, grazie alla collaborazione di tutti gli abitanti della piccola borgata di Malpasso, a edificare, in poche settimane, una piccola chiesetta (dove oggi è ubicata la casa canonica), grazie anche ai molti ragazzi della borgata che, responsabilmente, affiancarono gli adulti.

 

CAPITOLO II

 

 

LA CHIESA ATTUALE

 

 

 

LA CHIESA, costruita con tanta fatica, si rivelò ben presto troppo piccola per la borgata. Così, si ideò la costruzione di una chiesa più grande.

L’approvazione del progetto per la edificazione della Chiesa attuale con le annesse “opere” (recenzione con cancellata in ferro, ecc…) fu  intorno al 1980.

Il 19 Marzo 1983, alla presenza dell’Economo spirituale, Can. Francesco Sparacio, S.E. Mons. Salvatore Cassisa, in Malpasso benedice la prima pietra della costruenda chiesa.

Sostituito da don Santino Terranova, viene messo su, l’attuale salone parrocchiale, che fu adibito a luogo per la celebrazione fino al 1992.

Con le richieste di Mons. Sparacio e di don Castrenze Cannella, viene finanziata l’ultimazione dei lavori nel primo piano dell’edificio (l’attuale chiesa parrocchiale) e la sistemazione dell’area presbiterale, che verrà completata nel 2001, grazie ai finanziamenti statali e al contributo della diocesi e alla generosità della gente. Il 21 Giugno 2001, con don Dario Russo, viene Dedicata la Chiesa parrocchiale; la celebrazione è presieduta da S.E. Mons. Pio Vittorio Vigo.

CAPITOLO III

 

 

I PARROCI

 

 

 

DESCRIVERE l’attività apostolica di un sacerdote è impresa ardua e mai esaustiva.

Ogni Sacerdote è uomo di Dio e strumento del Signore attraverso il quale riceviamo la grazia dei Sacramenti e l’annuncio del Vangelo.

Ogni sacerdote, per la nostra comunità, è stato padre, fratello ed amico, con cui confidarsi, con cui consigliarsi, a cui rivolgersi per i momenti belli ma anche per le tante prove della nostra vita.

Per cui la descrizione seguente dei mandati dei dodici parroci, che si sono susseguiti fino ad oggi nella nostra comunità, vuole essere solo a titolo informativo, senza avere la pretesa di dire, in poche righe, il grande ricordo che hanno lasciato nel cuore di ciascuno di noi.

 

 

DON FRANCESCO MICCICHE’

Nato a San Giuseppe Jato il 16 Giugno 1943.

Ordinato sacerdote il 28 giugno 1967, fu nominato parroco di Malpasso, da S.E. Mons. CORRADO MINGO, l’ 1 Marzo1971. Fu immesso nel servizio pastorale il 1 Maggio 1971.

Ricordato dalla comunità, anzitutto, perché primo parroco di Malpasso.

La sua azione pastorale, sin dall’inizio, mira a creare comunione fra gli abitanti della borgata. Per ottenere ciò cura, soprattutto, la formazione dei giovani, promuove diverse attività sociali e tradizioni popolari, quali il presepe vivente.

Fece costruire la prima chiesetta nel 1975.

Acquistò la statua di San Giuseppe (proveniente da Ortisei), la suppellettile sacra per la celebrazione, il fonte battesimale in rame (poi donato da don Dario Russo alla comunità di Villa Ciambra).

Concluderà il mandato nel Gennaio 1977.

 

 

DON SALVATORE NICOLOSI

Nato a Bisaquino il 9 Gennaio 1944.

Ordinato sacerdote il 28 giugno 1967, fu nominato parroco di Malpasso, da S.E. Mons. CORRADO MINGO, il 1 Novembre 1976. Fu immesso nel servizio pastorale il 6 Gennaio 1977.

 

Ricordato dalla comunità perché per primo iniziò il tentativo di istituire la congregazione di San Giuseppe, senza però raggiungere l’obiettivo.

Istituì la festa in onore del Santo patrono. Fece pitturare ed imbiancare la chiesetta.

Concluderà il mandato il 13 Dicembre 1980.

 

 

DON ANTONIO CARUSO

 

Nato a San Cipirello l’1 Gennaio 1955.

Ordinato sacerdote il 28 Giugno 1980, fu nominato Parroco di Malpasso, da S.E. MONS. SALVATORE CASSISA, 1°Novembre 1980. Fu immesso nel servizio pastorale il 4 Gennaio 1981.

Novello Sacerdote si prodigò per controbattere e fermare la predicazione dei testimoni di geova, che aveva preso campo nella comunità.

Concluderà il mandato nel Dicembre 1981.

 

 

DON FILIPPO CAIOLA  

 

Nato a Palermo il 9 Ottobre 1950.

Ordinato sacerdote il 25 giugno 1977, fu nominato Parroco di Malpasso, da S.E. MONS. SALVATORE CASSISA,  il 1° Settembre 1981. Fu immesso nel servizio pastorale il 13 Dicembre 1981.

Reperì i fondi ed acquistò il piccolo appezzamento di terreno che permetterà il collegamento della Chiesa parrocchiale con la Via Altofonte-Malpasso (l’attuale Sagrato).

Concluderà il mandato nell’Agosto 1982.

 

 

CAN. FRANCESCO SPARACIO

 

Nato a Carini il 5 Febbraio 1927 – †19 Novembre 1999.

Ordinato sacerdote il 15 Agosto 1951, fu nominato Economo spirituale, da S.E. MONS. SALVATORE CASSISA, il 1° Settembre 1982.

Sacerdote colto e intelligentissimo fu direttore spirituale di molti fedeli, lasciando un ricordo indelebile nella crescita della fede dei parrocchiani.

Concluderà il mandato nel Dicembre 1983.

 

 

DON SANTO GIUSEPPE TERRANOVA  

 

Nato a Montelepre il 23 Agosto 1953.

Ordinato sacerdote il 25 giugno 1977, fu nominato Parroco di Malpasso, da S.E. MONS. SALVATORE CASSISA, il 1° Dicembre 1983. Fu immesso nel servizio pastorale l’11 Dicembre 1983.

Essendo troppo piccola la chiesetta costruita dal primo parroco, è ricordato dalla comunità per aver ottenuto, grazie anche all’intervento di Mons.Sparacio, il finanziamento per la costruzione del salone parrocchiale e della nuova struttura per la chiesa parrocchiale.

Nel salone, divenuto luogo della celebrazione realizza un altare in marmo, l’antiporta, completa e incrementa la suppellettile per il culto, impreziosendola con la pisside in argento e l’ostensorio. Acquistò con le offerte dei fedeli l’Organo elettrico. Sostituì il fonte battesimale in rame con l’attuale in graniglia di marmo. Fece realizzare la vara in legno per la processione di San Giuseppe, donata dai fratelli Burgio Filippo, Paolino e Antonino. Donò alla Parrocchia un tabernacolo in legno fine 700 (oggi usato per l’altare della Reposizione, il Giovedì Santo).

Formò e costituì a livello parrocchiale, scrivendone lo statuto, le congregazioni del Sacro cuore di Gesù e della Madonna del Rosario, il 22 Maggio 1987.

Ottenne i finanziamenti, dalla Regione, anche per realizzare il muro di recinzione e l’attuale cancellata.

Completa il salone portandolo allo stato attuale. Promosse diverse attività pastorali per favorire l’incontro delle famiglie della comunità (fra cui la tradizionale “Tavolata” che ogni anno si celebra nei Primi Vespri di San Giuseppe).

Concluderà il mandato nel Settembre 1989.

 

 

MONS. FRANCESCO SPARACIO  

 

Fu nominato amministratore parrocchiale di Malpasso da S.E. MONS. SALVATORE CASSISA il 15 Settembre 1989.

Nel suo secondo mandato pastorale, si prodigherà per chiedere i finanziamenti per completare la costruzione della Chiesa parrocchiale.

Concluderà il mandato nel Settembre 1991.

 

 

DON CASTRENZE CANNELLA

 

Nato a San Cipirello il 2 Giugno 1965.

Ordinato sacerdote il 18 Maggio 1991, fu nominato Parroco di Malpasso ed immesso nel servizio pastorale, da S.E. MONS. SALVATORE CASSISA, il 1° Ottobre 1991.

Giovane Sacerdote promuove diverse attività per coinvolgere i giovani della comunità, istituendo un gruppo teatrale, il giornalino parrocchiale, ecc… Portò a compimento i lavori per la costruzione della chiesa parrocchiale. Si impegna per abbellire l’area presbiterale chiedendone la progettazione e la sistemazione (la chiesa aveva l’aspetto di un autorimessa) e ottenendone i finanziamenti.

Ottenne, dalla Parrocchia di Isola delle Femmine, in dono la statua lignea, fatta realizzare ad Ortisei dal Sig.Vittorio Lombardo (per grazia ricevuta), della Madonna di Fatima.

Ideò e fece progettare la Casa canonica accanto la chiesa (progetto mai realizzato).

Curò, in modo particolare, le congregazioni organizzando nel periodo estivo la celebrazione della S.Messa nelle abitazioni di villeggiatura dei fedeli, per favorire una maggiore partecipazione degli stessi.

Concluderà il mandato nell’Ottobre 1998.

 

 

DON DOMENICO CIAVARRI

 

Nato a Celano il 21 Agosto 1953.

Ordinato sacerdote il 14 Febbraio 1998, fu nominato Amministratore parrocchiale, da S.E. MONS. PIO VITTORIO VIGO, il 9 Ottobre 1998.

È ricordato dai fedeli per i cenacoli di preghiera nelle case.

Concluderà il mandato nel Novembre 1999.

 

 

DON DARIO RUSSO

 

Nato a Carini il 15 Aprile 1975.

Ordinato sacerdote il 18 Settembre 1999, fu nominato Parroco di Malpasso, da S.E. MONS. PIO VITTORIO VIGO, il 1 Ottobre 1999. Fu immesso nel servizio pastorale l’11 Novembre 1999.

Sotto il suo ministero vengono completati i lavori per la sistemazione dell’area presbiterale, il cui avanzamento era stato bloccato a causa della fragilità della struttura preesistente: fa rinforzare le travi sottostanti e il 21 Giugno 2001 fa dedicare la chiesa parrocchiale.

Ricordato per il suo spirito di iniziativa missionaria e per l’attenzione alla realtà giovanile.

Fece realizzare il tabernacolo in metallo per la custodia del SS. Sacramento. Donato dalle congregate, fa realizzare il lavabo in argento. Acquista i vasi in argento per gli oli sacri con l’offerta ricevuta dalle esequie di Vaglica Francesco e Giovanni.

Concluderà il mandato nel Dicembre 2004.

 

 

DON SERGIO ALBANO  

 

Nato a Palermo il 21 Agosto 1956.

Ordinato sacerdote il 9 Maggio 1992, fu nominato parroco di Malpasso, da S.E. MONS. CATALDO NARO, nell’Ottobre 2003. Fu immesso nel servizio pastorale il 18 Gennaio 2004.

Fece progettare l’antiporta della Chiesa e si interessò per l’avvio dei finanziamenti per la realizzazione della casa canonica.

Fece risistemare l’area del salone parrocchiale ricavandone due stanzette adibite ad ufficio del parroco.

Concluderà il mandato nel Settembre 2004.

 

 

MONS. ANTONINO DOLCE

 

Nato a Partinico il 5 Maggio 1946.

Ordinato sacerdote il 5 Giugno 1971, fu nominato parroco di Malpasso, da S.E. MONS. CATALDO NARO, il 1 Ottobre 2004.

Vicario Generale della diocesi, completò la realizzazione dell’antiporta e della casa canonica ottenendo i finanziamenti dell’8×1000 della CEI.

Arreda la canonica col contributo e la generosità dei fedeli e della ditta di Burgio Gaspare di Antonino.

Ha fatto istituire la confraternita di San Giuseppe il 23 Gennaio 2008.

Concluderà il mandato nel Settembre 2009.

Dall’Ottobre 2005 al Settembre 2006 viene collaborato dal Vicario Parrocchiale Don Francesco Terrasi, che si occupa, in particolar modo della cura spirituale della nascente confraternita di San Giuseppe (da cui ottiene delle offerte per realizzare un calice e una patena in argento) e delle congregate.

 

 

DON GIUSEPPE INNOCENZO LA FRANCA

  

Nato a Palermo il 13 Dicembre 1980.

Ordinato sacerdote il 29 Giugno 2006, è stato nominato Parroco di Malpasso, da S.E.MONS. SALVATORE DI CRISTINA, il 29 Giugno 2009. È stato immesso nel servizio pastorale il 6 Settembre 2009.


 

CAPITOLO IV

 

 

LA CASA CANONICA

 

 

 

NELLA nostra Parrocchia si sono avvicendati tanti parroci, ma nessuno di essi,  prima del 2009, è mai stato residente, per la mancanza di una canonica.

A partire da Don Renzo Cannella si è ipotizzato la costruzione di una abitazione del parroco a fianco della struttura della Chiesa. Con Mons.Antonino Dolce è stato chiesto il contributo della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) che grazie ai fondi dell’8×1000 ha finanziato l’80% dell’opera.

La canonica è stata realizzata, nella vecchia chiesetta, su due piani, di cui il piano terra è adibito alle attività di catechesi, mentre il primo piano ad abitazione del Parroco.

Quello che era il desiderio degli abitanti è diventato una realtà.

La presenza stabile del sacerdote che guida la parrocchia e che vive tra la sua gente ha contribuito ad accrescere il senso della comunità.

Essendo Malpasso luogo di periferia della città di Palermo e Monreale, la gente tende ad evadere sia per  la carenza di servizi, sia per il fascino, soprattutto nei più giovani, dei divertimenti che può offrire la vicina città.

La parrocchia è stata, così, da sempre, l’unico luogo di aggregazione e la possibilità di trovare un sacerdote in pianta stabile contribuisce a creare comunione.

Per tanta gente semplice che vive nella borgata il sacerdote diventa l’amico a cui confidare le proprie pene, il padre a cui chiedere un consiglio e, soprattutto per i giovani, un educatore alla via buona del vangelo. La celebrazione quotidiana dell’eucaristia, l’incontro di formazione per i giovani e gli adulti, la formazione dei “formatori”, i centri di ascolto nelle case della gente, la visita alle famiglie, certamente oggi sono una realtà resa possibile dal fatto che il sacerdote abita sul posto, condivide con la gente la vita di ogni giorno.

 

 

 

CAPITOLO V

 

 

LUOGHI STORICI A MALPASSO

 

 

V.1 BAGLIO MUSSO

 

 

 

BAGLIO MUSSO sorge a circa 200 metri a valle di Malpasso, rudere di una costruzione di origine saracena (IX-X secolo). Il Baglio Musso, chiamato anticamente il “Casino3, è una grande testimonianza storica delle cultura araba del passato, oggi purtroppo lasciato all’incuria e al degrado.

Sopra la porta, è collocato un piccolo scudo in marmo, incastonato sulla parete, dove sono incise le lettere “J.H.S.” (Jesus Hominus Salvator). Qualcuno ipotizza (senza però nessun fondamento storico scritto), partendo da questo scudo inciso, che il baglio fu trasformato in magazzino dai Gesuiti e fatto proprio ed in seguito alla soppressione dell’ordine lasciato in mano ai privati. A noi sembra più veritiera l’ipotesi che, a partire dal XII secolo con San Bernardo di Chiaravalle e poi con San Bernardino da Siena, si diffuse la devozione al SS. Nome di Gesù, con l’usanza di mettere sopra gli stipiti delle porte il monogramma JHS (che ritroviamo anche nel Casino), come segno di protezione per gli abitanti della casa e di devozione al SS Nome di Gesù.

Secondo la testimonianza del Sig. Benedetto Cappello «gli anziani ricordano il “Casino” con due grossi cancelli di legno per l’entrata e l’uscita e […] i ruderi di una tubatura di creta (ancora in parte visibile) che vi portava l’acqua dalla vicina “grotta”, una sorgentella che tuttora dà poche penne di acqua, anticamente coperta con una piccola cupola in muratura nella cui volta vi sono dipinte figure religiose» (la cupola è andata distrutta).

 

 

V.2 I MULINI AD ACQUA

 

 

 

NEL 1870 fu ultimata la costruzione di un canale demaniale che portava l’acqua dalla Fontana Grande di Parco a Villagrazia. L’acqua che passava nel canale, secondo le testimonianze storiche, non era mai meno di quattro zappe e non si prosciugava mai nemmeno nelle estati torride della Sicilia. Quest’acqua portò alla piantagione di agrumeti e la costruzione di diversi mulini ad acqua per macinare il grano.

Così, a Malpasso sorgono due Mulini ad acqua.

Il primo è il Mulino Vittoria, nella parte bassa dell’attuale omonima via (Via Salita Mulino Vittoria), precisamente dove è ubicata l’edicola di San Crescentino. Del Mulino Vittoria (conosciuto anche come Mulino dei Buccheri) funzionante fino al secolo scorso, rimane solo la memoria viva degli abitanti di Malpasso, in quanto la parte superiore è stata destinata ad abitazioni private.

Il secondo è il Mulino Di Blasi-Geraci, che sorge nella parte alta della borgata, visibile venendo da Villa Ciambra, all’inizio di Malpasso, a destra.

Quest’ultimo, fonte di lavoro per molte famiglie fino al 1970, oggi è in disuso.

 

 

V.3 LA MADONNA DI MALPASSO-CIAMBRA E DI VILLAGRAZIA

 

 

ERRONEAMENTE a quanto si pensa, e a quanto è stato scritto per diverso tempo, non si tratta nè della Madonna del Rosario, né di una Visitazione.

L’erronea attribuzione deriva dalla convinzione, da parte della gente del luogo, che si trattasse di una Madonna del Rosario (convinzione rafforzata anche da qualche sacerdote), tant’è che non solo molti continuano a chiamarla così, ma nella borgata di Malpasso vi sono diverse edicole devozionali raffiguranti la Madonna di Pompei.

Non è nemmeno una Visitazione. L’attribuzione, erronea, è legata alla presenza di Maria con in braccio Gesù, entrambi volgenti lo sguardo a San Giovanni Battista, interpretata da alcuni (anche sacerdoti) come la presentazione di Gesù a Giovanni e a Sant’Elisabetta (identificata con la figura astante sullo sfondo sopra la testa di San Giovannino). E’ alquanto improbabile questa interpretazione, oltre che erronea perché la Visitazione in ambito cristiano ha tutt’altro significato  (è Maria che Visita la parente Elisabetta quando fra l’altro ancora i due Bambini non sono nati (cfr. Lc 1,39-56).

Si tratta, perciò, di una pittura su ardesia raffigurante una Madonna col Bambino Gesù e San Giovanni Battista. Sullo sfondo la figura astante, che partecipa alla mistica scena, è quella di Santa Rosalia (sul capo porta la corona di rose, immagine classica dell’iconografia della santa palermitana).

Originariamente, l’ardesia si trovava in una cappella votiva esterna (lo fa pensare la realizzazione del dipinto su ardesia) fatta erigere e commissionata da un nobile facoltoso, sicuramente come segno di protezione per la sua proprietà affidata all’intercessione della “Santuzza”. Il Prof. Gaetano Correnti, che nel 2001 ne ha curato il restauro,  ipotizza che il dipinto sia stato eseguito da «una cerchia di pittori colti attorno al monrealese Pietro Novelli» (dunque siamo nella prima metà del XVII secolo). La tradizione popolare vuole che il quadro sia stato trovato nel territorio di “Baglio Musso”, dalla famiglia Tusa di Malpasso. Siccome non esisteva una chiesa a Malpasso, il quadro fu portato nella cappella del Marchese Ciambra. Le notizie certe li abbiamo a partire dal 2 Aprile 1812, quando l’allora Vicario Generale di Monreale. Gravina (come ricorda un piccolo marmo murato nella chiesa di Villa Ciambra dove oggi si trova il quadro), concedeva l’indulgenza parziale a chi recitava una preghiera davanti alla «Madonna di Malpasso».

Abbiamo già ricordato, infatti, che sino al 1812 il nome Ciambra non esisteva, poiché tutta la zona si chiamava Malpasso.

Il dipinto dunque, da un punto di vista iconografico, va letto a partire dalla figura di Santa Rosalia, che partecipa già alla gloria dei Santi, (la Santa contempla la scena mistica della Madonna col Bambino e con San Giovannino che sembra dialogare con Gesù) e che intercede presso il trono dell’Altissimo, il quale concede per intercessione della Santuzza le grazie richieste dai fedeli. Dietro la Madonna, in un’atmosfera di luci ed ombre, emergono paesaggi cromatici delicati, che si distaccano da un fondo scuro e misterioso fatto di vegetazione e di scorci di rovine. Fra queste sono evidenti dietro la vergine due basamenti di colonne a indicare la continuità e il passaggio fra l’Antico e il Nuovo Testamento (già evidente nel dialogo fra il Battista e Gesù e nel suo protrarsi verso il Messia).

 

Una’altra immagine miracolosa della Vergine, ha origine nella nostra borgata secondo un articolo di Rosario La Duca pubblicato sul Giornale di Sicilia nell’agosto del 1975 dal titolo “Il villaggio della Madonna delle Grazie” [Villagrazia].

Il La Duca afferma che «il vecchio convento della “Grazia Vecchia” chiamato S.Nicolò Lo Gurguro “verso la metà del secolo XV aveva mutato il suo nome in S.Maria della Grazia in quanto, come riferisce Gaspare Palermo nella sua Guida  […] trovandosi dipinta nel muro di una vecchia casa poco distante dal Monastero nel luogo detto di Malpasso una divotissima immagine di Maria SS., per mezzo della quale si compiaceva concedere diverse grazie, onde per tenersi in maggiore venerazione pensarono di trasportarla in questa chiesa e da ciò le si comunicò il nome di Madonna delle Grazie…».

Dunque anche la Madonna delle Grazie che si venera nel Convento di Villagrazia sembra avere origine nella nostra borgata.

 

 

V.4 LE EDICOLE VOTIVE DI SAN CRESCENTINO E SAN GIROLAMO

 

 

OGGI come in passato, testimoniata anche da alcune cappelle votive, nella borgata è viva la devozione a San Crescentino (a motivo delle reliquie attribuite al santo martire del III secolo e custodite nel Monastero di Villagrazia [?]) testimoniata dal nome portato da molti fedeli. Purtroppo l’immagine originale è completamente distrutta a causa dagli agenti atmosferici. Rimane una riproduzione di poco pregio artistico degli anni 70.

L’altra edicola votiva che troviamo nella borgata (oltre a quelle della Madonna del Rosario, come detto sopra) è quella di San Girolamo, o San “Gilormo”, come riporta un’edicola votiva posta in Via Altofonte-Malpasso.

L’origine della devozione a quest’ultimo santo, secondo la testimonianza della Sig.Nunzia Mancuso, è dovuto ad un incidente avvenuto in prossimità del luogo dove sorge l’edicola, fra un carro su cui si trovavano due fratelli provenienti da Piana e uno dei primi Tram che scendeva da Altofonte. Al tram si erano rotti i freni e travolse i due fratelli, di cui uno portava il nome di Girolamo. La madre la Sig.ra Domenica Romano fece costruire l’edicola, con l’immagine di San Girolamo su lavagna, nel 1921, in ricordo del figlio morto ed affidandolo alla sua protezione. Molto bella è incisiva è l’espressione degli occhi, il resto dell’immagine, dove forse si narrava la scena, è andata persa.

 

 

V.5 IL CROCIFISSO DI SAN BERNARDO

 

IL CRISTO in Croce, che è venerato in chiesa è una pittura su legno, che riproduce, ingrandita, l’immagine del Crocifisso miracoloso di San Bernardo da Corleone, oggi custodito come reliquia presso il Convento dei PP.Cappuccini di Palermo.

San Bernardo era molto legato a questo Crocifisso, donatogli da fra Paolo da Castronovo, tanto che lo portava sempre con se, meditando il mistero “senza fondo” della misericordia del Padre, nel Figlio che ha subito per amor nostro la morte di croce.

A San Bernardo che voleva imparare a leggere per attingere al mistero della Passione contenuto nei Vangeli, il Crocifisso parlandogli disse: “Non cercare tanti libri, ti bastano le mie piaghe per leggere e meditare”. Con questo Gesù voleva dire al santo frate corleonese, che se vogliamo meditare l’amore di Dio, basta guardare il Cristo Crocifisso.

Da questo crocifisso, San Bernardo ottenne molte grazie, fra cui anche un morto risuscitato.

Il Cristo è ritratto nel momento della morte: lo capiamo dal costato trafitto dalla lancia, da cui scaturisce sangue ed acqua (cfr. Gv 19,34). Presenta un volto piagato, scarno ma, allo stesso tempo, composto che infonde serenità a chi lo contempla. Nel volto è, così, espressa la sofferenza tremenda per la tortura della croce, ma anche la serenità di quel momento vissuto con coerenza, come conseguenza logica del suo Amore verso il Padre e verso l’umanità.

 

V.6 IL CRISTO IN TRONO

IL CRISTO in Trono, pittura su legno, è una riproduzione, fatta dalla Sig.Silvia Bianchi, di un dipinto su tavola, realizzato da Giovanni da Milano (1371), oggi custodito nella pinacoteca di Brera.

L’immagine è quella del Cristo giudice, seduto su un trono formato da due leoni:  Gesù è il Leone della tribù di Giuda che ha vinto l’antico avversario (cfr. Ap 5,5). Tiene con una mano il libro aperto sul passo dell’Apocalisse 22,12-13: Ecce venio cito et merces mea mecum est reddere unicuique secundum opera sua. Ego Alpha et Omega, Primus et Novissimus, Principium et Finis (Traduzione: Ecco sto per venire e avrò con me la ricompensa da dare a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine).

Con l’altra mano benedice, con due dita indicanti la duplice natura del Cristo e le restanti tre il Mistero della Santissima Trinità, di cui il Figlio è la seconda Persona. Anche il mantello blu indica la natura umana che il Figlio di Dio assume con la sua incarnazione. Ed infine il doppio ciuffetto di capelli sulla fronte indica l’unione ipostatica delle due nature del Cristo, distinte ma comunicanti fra loro. L’espressione del volto, contemplandolo da vicino, a secondo del punto di osservazione risulta severa e dolce.

La simbologia della mandorla del Cristo in trono si completa con il Crocifisso collocato sopra l’altare, luogo del sacrificio. È attraverso la Croce che giungiamo alla gloria della Resurrezione. Il crocifisso nell’area presbiterale è disposto in modo da nascondere la mandorla, ad indicare simbolicamente che dietro la Croce di Cristo si cela la sua gloriosa Resurrezione.

Le due immagini racchiudono attraverso il loro significato iconografico la via che Cristo ci indica per la salvezza: la via dell’umiliazione e della spoliazione della Croce, la via della Kenosi, dell’abbassamento, per giungere un giorno a regnare nella gloria di quel Regno che Gesù ha preparato per ciascuno di noi (cfr. Gv 14,3).

È cosi che nell’iconografia dell’area presbiterale giungiamo a contemplare quello che celebriamo nell’Eucarestia, dove insieme con Cristo Sacerdote e Vittima, ci offriamo anche noi, con la nostra vita, attendendo e affrettando la seconda venuta del Cristo nella gloria ed anticipando nel banchetto eucaristico quella gioia e quell’Amore che contempleremo nella gloria dei cieli.

 

 

 

NOTE

1 La borgata di Ciambra, attuale Villa Ciambra ha origine nel 1812.

2 Per intenderci, presso gli attuali  piloni sotto il cavalcavia dello scorrimento veloce Palermo – Sciacca  in via Villagrazia.

 

3 Il termine “Casino” deriva con molta probabilità dalla parola araba “Alcazàr” che significa fortezza. Questa infatti era la funzione della costruzione di baglio Musso al tempo della dominazione araba.

 

 

 

 

 

 

 

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